Potenzialità attuali per una filiera delle piante officinali in Italia

Dott. Andrea Primavera

Agronomo e Presidente FIPPO
Federazione Italiana Produttori Piante Officinali 

1. Le piante officinali

1.1 Aspetti generali

Le piante officinali sono un gruppo estremamente eterogeneo di specie botaniche che sono caratterizzate per essere portatrici di sostanze, molecole, fitocomplessi, attivi che possono avere utilizzi diversi da quello alimentare. Talora sono designate come piante medicinali ed aromatiche, si può aggiungere anche “da profumo”. 

Nell'accezione accademica sono piante officinali solo le piante contenute nelle farmacopee (attinenti l'officina farmaceutica), secondo la legge sono officinali solo quelle dell'elenco del Regio Decreto 772 del 26 Maggio 1932, applicativo della legge 6 gennaio 1931 n. 99 di disciplina della raccolta e commercializzazione delle piante officinali medesime. Nella consuetudine invece sono un gruppo molto ampio che include senz'altro anche piante nuove e utilizzi nuovi, diversi da quelli alimentari, ma sempre connessi con la salute ed il benessere o anche, emergono sempre più, usi come “chimica verde”. 

Riferendosi all’ultima definizione proposta nel Report ISMEA del 2013:

 “…sono una categoria ampia di specie botaniche, che hanno in comune la proprietà di essere vettori di sostanze dotate di attività specifiche, sensoriali, biologiche e farmacologiche. Non è possibile farle rientrare in categorie nella maniera classica dell’agronomia (erbacee, leguminose, arboree, legnose, orticole, ecc.) per via della loro peculiarità, che le rende una classe di piante trasversali dal punto di vista botanico, agronomico ed ecologico.”

Pur non essendoci un censimento ufficiale, alcune fonti asseriscono che al mondo esistono non meno di 20.000 specie diverse che possono essere incluse in questa tipologia. In Europa i maggiori utilizzi sono riferibili a 450 circa maggiori piante. Da queste piante si ottengono un ampia gamma di derivati che vanno dalla “droga” (la pianta semplicemente essiccata), agli oli essenziali,  fino agli estratti purificati e le basi isolate per i processi di emisintesi. Sul mercato quindi troviamo qualcosa come 1.500 – 2.000 articoli diversi, tutti derivati da piante officinali e identificabili come “botanicals”.

Il mercato europeo tratta circa 450.000 – 500.000 tonnellate di erbe gregge e derivati all'anno ed è alimentato in buona parte ancora dalla raccolta di stock spontanei. A livello mondiale la raccolta spontanea costituisce l'85% dell'approvvigionamento. In ambito della produzione europea possiamo stimare una percentuale inversa, compresa fra il 60 e il 75% di coltivazione e solo il rimanente è raccolta spontanea. Il fenomeno della raccolta spontanea è in calo strutturale a causa dell'avanzamento economico delle regioni di tradizionale raccolta (Est Europa, Anatolia e Nord Africa) anche se la crisi economica, la competizione con le grandi colture potrebbero far tornare in auge anche questa antica forma di sostentamento delle popolazioni rurali.

La coltivazione razionale sembra però essere un necessario passo per alimentare in modo costante e sicuro un mercato che di giorno in giorno amplia i suoi confini. I paesi maggiori produttori e nel contempo maggior consumatori sono India e Cina; si ritiene che solo una minima parte di queste piante officinali vengano da agricoltura.

Il trend generale del consumo delle erbe è in crescita da anni e si può ragionevolmente ritenere che crescerà ancora data la crescita del consumo di prodotti naturali o con ingredienti naturali a livello mondiale. La competizione con le produzioni estere è, e sarà sempre,  forte. Secondo i dati del report IMEA nel corso del biennio 2010 – 2011 l’export di prodotti da piante officinali e derivati è cresciuto di poco più del 7%. Di una uguale quantità è anche cresciuto l’import, a sottolineare il dinamismo di questo settore, anche in un periodo di crisi profonda dell’economia.

Chi vuole accedere a questo ambito produttivo, deve dotarsi di santa pazienza e di una certa disponibilità di capitali, per sostenere il tempo di avviamento dell’attività, che si colloca fra i 4 e i 6 anni, in parte anche per la natura agricola dell’attività. Quello che è importante è la scelta del modulo imprenditoriale adatto: agroindustria o filiera integrata. L’opzione per l’una o l’altra tipologia in genere dipende dal soggetto imprenditoriale, dalla sua storia personale, dalla formazione, ma anche dalla tipologia di azienda agricola di partenza, dai terreni, dalla vocazionalità del territorio. Nell’uno o nell’altro modo abbiamo sia difficoltà che vantaggi, e un discreto investimento in strutture stabili. Tutto sta, per chi inizia, ad assecondare quella che è la propria vocazione e il proprio talento. 

Occorre chiarire che grandi potenzialità che sono offerte dal mercato devono essere seguite con uno spirito lungo veggente e non meramente speculativo. Ci vuole più professionalità sul piano agricolo, maggiore lealtà da parte della catena produttiva a valle e forse anche qualche risorsa in più investita dalla pubblica amministrazione su alcuni punti cruciali del settore.

La formazione, le ricerche di mercato e le analisi dei fabbisogni, la ricerca e l’innovazione nella fase agricola, industriale, più che in quella chimico-biologica, sono senz’altro fattori chiave per la crescita del settore delle piante officinali.

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