Applicazioni innovative delle piante officinali in alimentazione umana

Prof.ssa Anna Arnoldi

Presidente del Corso di Laurea In Scienze e Tecnologie Erboristiche
Dipartimento di Scienze Farmaceutiche Università degli Studi di Milano

Questa relazione si propone di illustrare alcuni usi innovativi delle piante officinali nel settore alimentare, offrendo degli spunti utili applicabili anche nel territorio lombardo. In questi anni l'interesse per le specie officinali e aromatiche è in continua crescita, non solo per il sensibile incremento nella domanda dei prodotti erboristici, sia per il consumo diretto che per le diverse utilizzazioni industriali, ma anche nella finalità di contribuire, attraverso nuove scelte colturali ad una migliore diversificazione della produzione agricola, con valide prospettive di redditività. In tutto il mondo, quindi anche nel nostro paese, l'interesse nel comparto officinale è in continua crescita, per l'aumento del fabbisogno, sia da parte dell'impiego erboristico, sia da parte dell'industria, i cui principali settori di attività sono il farmacologico, il cosmetico, l'agro-alimentare e il liquoristico.

In base alla destinazione, tutto il comparto può suddividersi con una certa approssimazione in quattro principali filiere: spezie di origine tropicale, di antichissima tradizione nei traffici mondiali; specie aromatiche delle zone temperate, che tendono ad affermarsi nei Paesi industrializzati; oli essenziali, di largo impiego nel settore profumiero; piante medicinali, sulle quali si avverte un rinnovato interesse per la maggior richiesta di fitoterapici. Questi impieghi necessitano di materiale di buona qualità organolettica, alimentare e con buon contenuto di sostanza attiva, preferibilmente proveniente da coltivazioni anziché da raccolta spontanea, per garantire l’uniformità del prodotto e la salvaguardia della biodiversità.

Le importazioni da paesi con agricoltura non professionale possono presentare problemi di qualità e sicurezza dovuti alla possibile contaminazione con agrofarmaci persistenti, alle condizioni di raccolta, essiccazione ed ai metodi di disinfestazione delle derrate immagazzinate, oltre che alla confusione nel riconoscimento delle specie raccolte. La disponibilità di dati statistici sulla distribuzione delle colture officinali in tutto il mondo è piuttosto frammentaria. Alcune stime indicano una superficie intorno a 75.000 ha, in massima parte concentrata in India e Cina. In Europa, una maggiore espansione si riscontra nei Paesi dell'Est, quali Ungheria, Romania, ex Iugoslavia. In Francia il settore delle piante officinali è molto attivo, anche se, nonostante la consistente produzione nazionale, notevole è l'entità delle importazioni. La Germania vanta un'antica tradizione nell'impiego di specie officinali in fitoterapia; queste colture occupano circa 7000 ha e sono particolarmente diffuse in Baviera. Si rileva anche una buona espansione sia in Spagna, sia in Olanda. Una discreta diffusione è presente negli Stati Uniti, dove si stima una superficie di circa 50 mila ha, in gran parte a menta. In Italia la superficie destinata a colture officinali è di circa 4000 ha e comprende anche il bergamotto ed il frassino da manna, specie legnose con caratteristiche alquanto differenti dalle tipiche specie officinali erbacee ed arbustive. Le recenti indagini confermano la tendenza all'aumento delle superfici coltivate ad officinali, ma gli incrementi appaiono del tutto modesti rispetto al mercato erboristico, a conferma della preferenza dell'industria italiana per l'importazione della materia prima dall'estero, stimata intorno a circa il 70% dell'intero fabbisogno. E’ tuttavia significativa la crescente attenzione da parte dell'industria ad inserire nella propria filiera produttiva la coltivazione di specie adattabili alle condizioni pedoclimatiche italiane.

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